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Le piogge acide fertilizzano le foreste
Le piogge acide a base di azoto, purché in quantità non eccessive, giovano alla vegetazione delle foreste. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature e condotto da un gruppo di ricercatori europei diretti da Federico Magnani, dell'università di Bologna, che ha curato le analisi conclusive. Dopo tre anni passati a monitorare il respiro della vegetazione, la ricerca ha evidenziato come l'assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste sia influenzata in modo decisivo dalle attività dell'uomo.
Da tempo si sa che le foreste svolgono un ruolo di primo piano nella conservazione degli equilibri climatici, grazie alla capacità di sottrarre all'atmosfera grandi quantità di anidride carbonica, principale responsabile dell'effetto serra e del riscaldamento globale. L'articolo pubblicato su Nature chiarisce che cosa influenza la capacità delle foreste a funzionare come serbatoi di anidride carbonica. La sorpresa riguarda gli effetti della deposizione al suolo di composti dell'azoto, presenti nell'atmosfera in buona parte a causa dell'inquinamento di origine antropica, come quello prodotto da emissioni industriali, di veicoli o da agricoltura intensiva. ''Attraverso l'elaborazione di dati sperimentali raccolti in diverse parti del globo - spiega Magnani - è stato dimostrato che per ogni chilogrammo di azoto che piove sulle foreste come risultato ultimo dell'inquinamento, circa 400 chilogrammi di carbonio in più vengono sequestrati dall'ecosistema. Questo - precisa il ricercatore - non significa che l'immissione in atmosfera di composti dell'azoto vada incentivata, ma di certo il cambiamento climatico globale è un fenomeno complesso in cui si possono determinare inattesi, quanto importanti, fenomeni di compensazione''. L'effetto fertilizzante dell'azoto intensifica l'attività fotosintetica delle piante, che così catturano dall'atmosfera una maggiore quantità di anidride carbonica. ''E' certo - aggiunge Magnani - che quantità elevate di azoto fanno male alle foreste, tuttavia ancora non si conosce ancora quale sia la soglia limite''. Il prossimo passo sarà proprio in questa direzione, rileva il ricercatore, e consisterà nel ''focalizzare lo studio su quelle foreste dove si registrano le più alte concentrazioni di azoto per elaborare un modello che ci permetta di capire cosa accadrà in futuro, soprattutto considerando le previsioni secondo le quali a fronte di una diminuzione dell'inquinamento causato dall'Europa vi sarà un aumento dovuto ai Paesi emergenti''. Edil impianti realizza deolatori, trattamenti acque prima pioggia e di dilavamento, separatori uni en 858, uni 4040 e separatori grassi vegetali e minerali, impianti trattamento acque, autolavaggi, vasche, vasca in monoblocco. |
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